Godo in Finlandia

Finlandia – 2° tappa, arrivo in Scandinavia solcando il Mar Baltico, accompagnati dall’Estonia alla Svezia da crostatine con crema, fragoline e lamponi! 

Dopo aver lasciato le dolci prodezze estoni, appena saliti sul traghetto che ci ha condotti a Helsinki, abbiamo approfittato del ristorante galleggiante per una merenda tè e biscotti speziati!

Poi ci ha accolti, al tramonto, il caffè Torni, che domina sulla città da una torre a ovest della strada principale, Mannerhemintie.
Helsinki è sembrata dolce anche dall’alto, anche solo in pochissimi giorni di visita.

Ringrazio Lilia Pavone e suo marito Antti Rantanen, finlandese, per i suggerimenti utili a caccia di dolci autentici.

La colazione del primo giorno è stata eccellente: nel mercato di Kauppatori con le ciambelle fritte munkki tipo krapfen, che ho fotografato velocemente con l’Iphone, ancora assonnata e incantata dai colori della frutta nelle tante vetrine intorno.

Quella del secondo giorno, ancora più suggestiva, sul lungomare al caffè Ursula, dopo una passeggiata nel parco di Kaivopuisto, con alcune brioche profumate: la più semplice pulla e con la la cannella korvapuusti.

Lo sfarzo di certe pasticcerie alle spalle di Senaatintori, verso il mare, e intorno al golfo di Töölö, ci ha immersi in un’atmosfera calda, anche dopo cena (all’orario del nostro aperitivo in Italia!!): banchi sontuosi, poltrone, lampadari e stoviglie, preziosi come le decorazioni di torte e pasticcini appariscenti.

Un mattina di questo autunno ho azzardato con una ricetta che immaginavo difficile, per ricordare il sapore fragrante delle colazioni finlandesi: i krapfen con l’uva sultanina!

Livello di difficoltà: basso! Wow, invitante per un’apprendista decisamente esigente!

Ingredienti:

420 grammi di farina
100 di zucchero
60 di burro
20 grammi di lievito di birra
la scorza grattuggiata di un limone
un pizzico di sale
2 cucchiai di uva sultanina
olio per friggere a vostra discrezione
tanto zucchero a velo (100 grammi e più) per la guarnizione

La farina andrà impastata con lo zucchero, il pizzico di sale, la scorza di limone, il burro ammorbidito e il lievito di birra stemperato in acqua tiepida, così come per l’uva sultanina, da ammorbidire in acqua e da incorporare per ultima.
Dopo aver lavorato l’impasto fino a renderlo elastico – aggiungendo se necessario durante la lavorazione dell’acqua tiepida – bisognerà farlo lievitare per 2 ore avvolto in un tovagliolo pulito.
Al momento opportuno e con cura andrà steso in una sfoglia non troppo sottile, tagliato come si desidera e lasciato a riposare per un’altra oretta circa.
I dischi di pasta, saranno tuffati, uno ad uno, nell’olio bollente (consigliano i 190°), fritti da un lato e dall’altro per pochi minuti fino alla consueta doratura, asciugati e cosparsi di zucchero come se fosse neve!

Segreto:

Tutti i dolci fritti si cuociono ad immersione, in modo che si crei una crosticina esterna dorata e croccante e nel contempo, se la temperatura non è eccessiva (evitando dunque di far fumare l’olio), si cuocia anche l’interno, non impregnandosi completamente. Dunque “L’enciclopedia della Cucina Italiana” suggerisce di non friggere in padella ma in un tegame a pareti alte, e di alzare il fuoco per 10 secondi ad ogni immersione, di modo da compensare il raffreddamento dovuto alla temperatura del nuovo pezzo da cuocere.

Con questa preparazione ho inteso meglio il gusto laborioso e preciso della pasticceria, nonché l’importanza della sveglia all’alba per una colazione artigianale!

Ad maiora

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Golosa dal 1984. Storica dell’arte, e-writer e fotografa. Lavora nell’editoria, dedita al teatro e alla cucina.

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